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Il lupo cattivo è sempre a caccia di Cappuccetto rosso. Instancabile. Noi, però, tendiamo ad abbassare la guardia. Vorremo rimuovere la sua presenza, cancellarne l'orrore. E il pedofilo ne approfitta per agire indisturbato. Non ha le sembianze di una belva feroce, ma di un uomo tra i 30 e i 40 anni. È il signore della porta accanto, il padre di famiglia, lo zio, gentile e "amico" dei più piccoli.
Un ragazzo dall'apparenza per bene, come quel panettiere di 25 anni di Biella, che l'11 marzo scorso si è buttato dalla finestra quando i Carabinieri hanno scoperto i suoi gusti particolari. Si collegava a Internet per navigare in siti perversi. Nella stessa inchiesta sono coinvolte altre 1.160 persone. Una cifra enorme, che rivela una verità scomoda: la pedofilia è un mondo diffuso e nascosto, che vive di ricatti e omertà, alimentato da organizzazioni criminali.
Proprio per rompere il muro del silenzio è stato istituito il numero verde 114, una specie di pronto soccorso per l'infanzia, a cui chiedere aiuto e denunciare gli abusi. Ma quanto è grande la schiera di lupi cattivi? Per approfondire questo tema, Donna Moderna ha riunito attorno a un tavolo alcuni tra i maggiori esperti di abusi sessuali sull'infanzia. Donna Moderna: «Andiamo dritti al cuore del problema: quanti sono oggi i casi di abuso sessuale sui bambini?».
Andrea Cammarata (avvocato, presidente del Comitato progetto movimento per l'infanzia che riunisce otto associazioni): «Le denunce sono 6-700 l'anno, ma non corrispondono alla realtà. Lo dimostrano rigorose ricerche, l'ultima è stata fatta un anno fa dall'Università di Milano su 3.000 studenti diciottenni. Il dieci per cento ha dichiarato di essere stato vittima di abuso sessuale da piccolo. Nella maggioranza dei casi si è trattato di molestie con contatto fisico, qualcuno è stato anche violentato. Proiettando questi dati su scala nazionale, ci sarebbero almeno 50.000 casi di abuso ogni anno».
Donna Moderna: «Perché passano sotto silenzio?».
Ester Di Rienzo (psicoterapeuta del Centro aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia del Comune di Roma (tel. 0668301529)): «È straziante ammettere di essere vittime di una violenza. Non tutti i bambini e le loro famiglie ne sono capaci. Ci sono ragazzini in terapia di recupero che ti raccontano: "Ogni volta che succedeva, fuggivo col pensiero da un'altra parte". E ci sono madri incapaci di proteggere, che negano anche a se stesse».
Claudio Foti (Claudio Foti, presidente dell'Associazione Hansel e Gretel di Moncalieri (tel. 0116405537)): «La verità è che la gran parte degli abusi sessuali avviene tra le mura domestiche».
Irene Pivetti (ex presidente della Camera, oggi giornalista e conduttrice di Fa' la cosa giusta su La7): «Non mi sembra costruttivo cominciare colpevolizzando le famiglie. È ovvio che i pedofili cerchino i bambini all'interno della famiglia: è lì che vivono. Il carattere vile del pedofilo lo porta a orientarsi su piccoli che appartengono alla sua schiera di conoscenze. Ecco perché bisogna informare i genitori dei pericoli che esistono anche vicino a loro».
Andrea Cammarata: «Forse non ci siamo capiti. Il pedofilo, nel 90 per cento dei casi, è proprio un genitore. Io ne sono la testimonianza, ed è il motivo per cui sono qui. Non sono solo il presidente di un comitato, ma un ex bambino che per anni, come la sorella, è stato violentato dal padre. Io avevo sei anni, mia sorella due, le sue urla non hanno fermato il nostro aguzzino».
Donna Moderna: «E sua madre, neanche lei l'ha fermato?».
Andrea Cammarata: «All'inizio non accettava l'idea che suo marito fosse un mostro. Poi, quando ha avuto la certezza, l'ha denunciato e ci ha portati via».
Don Fortunato Di Noto (presidente dell'Associazione Meter (tel. 0931564872), uno dei primi a combattere la pedofilia on line): «Scusate ma io non sono d'accordo con Cammarata. Le cifre del ministero dell'Interno del 2002 dimostrano che il 39 per cento degli abusi, cioè la maggioranza, ha come autore un conoscente, un amico, un vicino di casa».
Donna Moderna: «Conoscente o familiare, qual è la personalità di un pedofilo? È un malato o un criminale?».
Claudio Foti: «Entrambe le cose. Esistono i pedofili in senso stretto, cioè adulti che non riescono a eccitarsi con un uomo o una donna della loro età, ma hanno bisogno di un bambino. Poi c'è una schiera, molto più vasta, di violentatori che possono passare tranquillamente dalla propria moglie a un minorenne. Tra questi ci sono i padri, i nonni, i cugini, gli zii, gli amici di famiglia. Più quelli (e sono milioni ogni anno) che dall'Europa vanno all'estero in cerca di ragazzini. Gli italiani sono i più numerosi, dopo i tedeschi». Donna Moderna: «Ma se sono malati, è giusto punirli con il carcere?».
Claudio Foti: «Il loro senso di onnipotenza va fermato. Bisogna mandarli in prigione, ma devono anche essere curati, o lo faranno di nuovo».
Donna Moderna: «Davvero possono essere curati? O sono più efficaci sistemi come la castrazione chimica prevista in alcuni Paesi europei?».
Maria Rita Parsi (psicoterapeuta, presidente della Fondazione bambino, autrice di vari saggi sull'abuso dei minori): «La castrazione è solo una cura farmacologica che aiuta il pedofilo a contenere i propri istinti criminali. Ma deve essere accompagnata da una lunga psicoterapia».
Marco Strano (psicologo della Polizia di Stato, dirigente dell'Unità di analisi sul crimine informatico): «Io invece sono contrario alla castrazione chimica. È un metodo medievale, in più non ha effetti duraturi. E poi non tutti i pedofili sono violentatori di bambini...».
Don Fortunato Di Noto: «Esistono due tipi di pedofili. Ci sono i voyeur, quelli che si limitano a navigare su Internet nei siti pedopornografici. Non alzerebbero mai le mani su un piccolo. Sono migliaia, in Italia. Rappresentano un business d'oro per le organizzazioni criminali, con un giro d'affari di 12 miliardi di euro l'anno. Polizia e associazioni hanno già scoperto 70.000 siti».
Donna Moderna: «E gli altri?».
Don Fortunato Di Noto: «Sono i cosiddetti sex offender, gli abusatori. Per fortuna sono una minoranza: solo il dieci per cento dei pedofili on line passa alla violenza concreta».
Donna Moderna: «Chi sono i bimbi che appaiono nelle immagini su Internet?».
Marco Strano: «Quasi tutti vengono dal Terzo mondo o dai Paesi dell'Est. Ma alcuni sono italiani. Non ci crederete, ma non sono stati costretti con la forza».
Donna Moderna: «Scherza? E come fanno i pedofili a convincerli?».
Maria Rita Parsi: «Come il lupo cattivo: li ascoltano, condividono le loro emozioni, al contrario di tanti genitori. Sono attenti osservatori, studiano i piccoli e le loro famiglie. Quasi sempre colmano la solitudine di un bambino».
Marco Strano: «L'amicizia di un adulto li lusinga, i pedofili sono abili, suadenti. Abbiamo scoperto ragazzini che si facevano fotografare in pose oscene in cambio di un videogioco».
Donna Moderna: «Ma allora cosa dobbiamo dire ai nostri figli per metterli in guardia?».
Irene Pivetti: «Io alla mia bambina insegno il rispetto per se stessa, rafforzo il suo naturale senso del pudore, le spiego che nessuno deve permettersi di comportarsi male con lei. Le porto esempi concreti, già adesso che ha quattro anni. C'è un cartone animato in cui Tarzan solleva per scherzo la gonna a Jane? Io dico a mia figlia che Tarzan sbaglia: è simpatico ma si comporta così perché è un selvaggio».
Claudio Foti: «Un buon dialogo tra genitori e figli è essenziale per prevenire gli abusi. Dobbiamo imparare ad ascoltare i nostri bambini, dedicando loro più tempo, più disponibilità e vicinanza emotiva. Il linguaggio dei piccoli è il linguaggio dei sentimenti».
Irene Pivetti: «Io cercherei di non anticipare questioni che i bambini non si siano già posti. La loro sensibilità è molto delicata».
Marco Strano: «Io credo, invece, che occorra essere molto espliciti. Purtroppo i bambini, già a 8 o 9 anni, hanno forti curiosità per il sesso e si appiccicano come mosche a un adulto disposto a parlarne con loro». Donna Moderna: «Per questo i pedofili riescono ad attirarli su Internet?».
Marco Strano: «Sì. Un giorno, mentre con i miei colleghi della Polizia postale cercavo di stanare pedofili nelle chat, mi imbatto in Maddalena. Si presenta così: "Età 11 anni, gusti personali: sesso perverso". Penso subito a un adescatore che si finge bambino. Chiamo casa sua per un controllo. Mi risponde una bambina, Maddalena per l'appunto. Sono rimasto di ghiaccio. "Perché lo fai?", le ho chiesto. "Non ti rendi conto del pericolo?". "Sì" mi ha risposto disarmante, "ma se avessi detto che mi piacevano le Barbie, nessun adulto avrebbe voluto chattare con me"».
Donna Moderna: «I genitori non si erano accorti di nulla?».
Marco Strano: «No. E questa è una grave colpa. Internet non è un videogioco. Non bisogna mai permettere ai bambini di navigare da soli, è come mandarli in giro per il mondo senza accompagnarli».
Irene Pivetti: «La colpa, francamente, è anche dei modelli sociali. Oggi il sesso sembra il centro del mondo, l'avvenenza fisica un requisito indispensabile, bambine di 12 anni come Alina vanno a Sanremo a cantare».
Donna Moderna: «Di fronte a questa fotografia della realtà, un genitore che cosa può fare?».
Maria Rita Parsi: «Dare un'educazione sessuale e sentimentale equilibrata ai bambini. E parlare loro della pedofilia».
Claudio Foti: «Spiegare che il pedofilo non si presenta come un mostro, ma come una persona normale».
Maria Rita Parsi: «Proprio per questo ho scritto il testo di quattro cortometraggi sulla pedofilia. Sono cartoni animati rivolti ai piccoli dagli 8 anni in su. C'è un papà che racconta ai figli l'abuso subito quand'era piccolo, e c'è anche un tentativo di incesto, sventato grazie all'aiuto di una maestra».
Claudio Foti: «Purtroppo nella realtà le segnalazioni da parte degli insegnanti e soprattutto da parte di medici e pediatri sono ancora scarse».
Ester Di Rienzo: «Ci vorrebbero degli esperti, dovrebbero aiutare gli insegnanti a riconoscere i segnali di un abuso infantile, offrire loro un sostegno quando hanno dei sospetti. Non possono essere lasciati soli. Ricordo delle maestre d'asilo che avevano notato segnali allarmanti in alcuni bambini e ne hanno parlato alle famiglie. Sapete qual è stata la reazione? I bambini sono stati trasferiti in altri asili».
Don Fortunato Di Noto: «Non solo. Anche i bambini e le famiglie hanno bisogno di punti di riferimento a cui bussare per chiedere aiuto. Per questo abbiamo deciso di aprire gli sportelli Meter, il nome della mia associazione, in tutte le parrocchie italiane».
Ester Di Rienzo: «Giusto. Lo Stato dovrebbe investire di più nei centri specialistici che lavorano contro gli abusi ai minori». Marco Strano: «In più, oggi disponiamo di un'arma fenomenale contro i pedofili».
Donna Moderna: «Quale?».
Marco Strano: «Internet. Se da un lato offre ai criminali uno strumento per comunicare tra loro e scambiarsi materiale pornografico, dall'altro li fa uscire allo scoperto. E noi li cattureremo».
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